La comunicazione è morta.

Non per mancanza di strumenti, ma per saturazione.
Oggi i messaggi si moltiplicano, si sovrappongono, si consumano rapidamente.
La velocità ha sostituito la riflessione; la presenza continua ha sostituito il significato.

La comunicazione è morta quando è diventata automatica.
Quando ha smesso di creare connessioni reali e si è trasformata in un flusso indistinto.
Quando essere visibili è stato confuso con essere riconosciuti.
Quando la quantità ha prevalso sulla qualità, e il “fare” sul “perché”.

La parte migliore di tutto questo?

Possiamo ricominciare.

Se la comunicazione è morta, significa che esiste l’opportunità di ripensarla.

Di restituirle valore, direzione e coerenza.

Di progettare messaggi che generano relazione e non solo presenza.

Resta la libertà di dire qualcosa che non sia già stato detto.

Ripartiamo dal pensiero,
dalla provocazione  intelligente, dall’autoironia. 

Per distinguersi.

Per continuare a comunicare.